Quanta delusione, tu non lo sai. Quanta tristezza mi fa quel volto in bianco, con le luci nei punti giusti, quel volto che non ti appartiene. Cinquemila euro al mese per una commedia ben recitata, per una vita a misura di topo. Cinquemila euro per la città trendy, per gli amici di amici di amici a cui comunque ti senti in dovere di sorridere. Cinquemila euro per una donna che non ti sfidi mai, che non ti esalti mai. Per una donna che sappia abbinare la scarpa al cappotto, che ti accompagni a vedere l'opera con il portamento adeguato che importa se abbia letto il libretto. Cinquemila euro per sentirti adeguato, accettato, per poter convincere te stesso di essere arrivato, di aver soddisfatto tutte le aspettative, di non aver deluso nessuno. Che importa che tu non abbia mai visto il mondo al di là di ciò che concerneva dovere e rappresentanza, che tu non abbia mai fatto il passo più lungo della gamba, che tu non sappia cosa vuol dire emozione intensa, che tu non conosca l'immensa libertà che si squarcia il silenzio su di una panchina ombreggiata alla periferia di un paesino sconosciuto a mille miglia da casa tua. Che importa la passione per una nuova scoperta, l'entusiasmo per un lavoro ben fatto, che importa la vita al di là? Infondo hai i tuoi cinquemila al mese, la borsa di pelle, una donna a casa che ti aspetta. Non posso che augurarti tutto ciò che hai sempre sognato, una vita in beige.
Mare dentro, mare dentro, senza peso nel fondo, dove si avvera il sogno. Due volontà fanno vero un desiderio nell'incontro. Il mio sguardo, il tuo sguardo, come un'eco che ripete senza parole: più dentro, più dentro! Fino al di là del tutto, oltre il sangue e il midollo. Ma sempre mi sveglio e vorrei essere morto, per restare sempre preso, con la mia bocca, nella fitta trama dei tuoi capelli.
giovedì 27 dicembre 2018
Ci sono tante cose che vorrei dirti, tante cose che sono rimaste in sospeso. Se cerchi il tuo nome su Google e aggiungi la città in cui vivi, beh, lo sai che spunta il tuo viso? Eppure, quel volto non sembra il tuo, così chiaro e perfetto, irreale. Quel volto che si mostra così sicuro di sè, che guarda negli occhi la fotocamera, che sembra quasi ammiccare. Quello non sei tu, quello non sei tu, e io lo so. Loro non le vedono, le insicurezze che ti corrodono dall'interno, loro non vedono lo sguardo sperso e la timidezza che hai per te stesso. Ma infondo non è mai il vero te che hai voluto mostrare, quindi direi che la tua magia da ciarlatano può dirsi riuscita. Tu mi ami per quello che sono e non per ciò che simboleggio, mi dicevi ammirato, tu mi ami nonostante le mie insicurezze, le mie imperfezioni, mi dicevi grato, con lo sguardo di chi vede il mare per la prima volta. Ma tu ti sei mai lasciato guardare davvero? Hai mai avuto il coraggio e la forza di esporre chi sei, di non giustificarti, hai mai avuto la dignità di dire "questo sono io, mi amino o no"?
Quanta delusione, tu non lo sai. Quanta tristezza mi fa quel volto in bianco, con le luci nei punti giusti, quel volto che non ti appartiene. Cinquemila euro al mese per una commedia ben recitata, per una vita a misura di topo. Cinquemila euro per la città trendy, per gli amici di amici di amici a cui comunque ti senti in dovere di sorridere. Cinquemila euro per una donna che non ti sfidi mai, che non ti esalti mai. Per una donna che sappia abbinare la scarpa al cappotto, che ti accompagni a vedere l'opera con il portamento adeguato che importa se abbia letto il libretto. Cinquemila euro per sentirti adeguato, accettato, per poter convincere te stesso di essere arrivato, di aver soddisfatto tutte le aspettative, di non aver deluso nessuno. Che importa che tu non abbia mai visto il mondo al di là di ciò che concerneva dovere e rappresentanza, che tu non abbia mai fatto il passo più lungo della gamba, che tu non sappia cosa vuol dire emozione intensa, che tu non conosca l'immensa libertà che si squarcia il silenzio su di una panchina ombreggiata alla periferia di un paesino sconosciuto a mille miglia da casa tua. Che importa la passione per una nuova scoperta, l'entusiasmo per un lavoro ben fatto, che importa la vita al di là? Infondo hai i tuoi cinquemila al mese, la borsa di pelle, una donna a casa che ti aspetta. Non posso che augurarti tutto ciò che hai sempre sognato, una vita in beige.
Quanta delusione, tu non lo sai. Quanta tristezza mi fa quel volto in bianco, con le luci nei punti giusti, quel volto che non ti appartiene. Cinquemila euro al mese per una commedia ben recitata, per una vita a misura di topo. Cinquemila euro per la città trendy, per gli amici di amici di amici a cui comunque ti senti in dovere di sorridere. Cinquemila euro per una donna che non ti sfidi mai, che non ti esalti mai. Per una donna che sappia abbinare la scarpa al cappotto, che ti accompagni a vedere l'opera con il portamento adeguato che importa se abbia letto il libretto. Cinquemila euro per sentirti adeguato, accettato, per poter convincere te stesso di essere arrivato, di aver soddisfatto tutte le aspettative, di non aver deluso nessuno. Che importa che tu non abbia mai visto il mondo al di là di ciò che concerneva dovere e rappresentanza, che tu non abbia mai fatto il passo più lungo della gamba, che tu non sappia cosa vuol dire emozione intensa, che tu non conosca l'immensa libertà che si squarcia il silenzio su di una panchina ombreggiata alla periferia di un paesino sconosciuto a mille miglia da casa tua. Che importa la passione per una nuova scoperta, l'entusiasmo per un lavoro ben fatto, che importa la vita al di là? Infondo hai i tuoi cinquemila al mese, la borsa di pelle, una donna a casa che ti aspetta. Non posso che augurarti tutto ciò che hai sempre sognato, una vita in beige.
lunedì 7 marzo 2016
I rapporti fra persone. Un gioco da ragazzi: io dico quello che penso, tu dici quello che pensi, cerchiamo di non farci male l'un l'altro, di strapparci un abbraccio quando si sta per inciampare nel nulla. Semplice no? Parliamo la stessa lingua, che altro ci serve?
Sesso no? Fisico, asciutto, semplice, lineare. Io bella, tu bello, io disponibile, tu anche. Cosa può mancare? Nella ricetta non menzionavano altri ingredienti, ho controllato e c'è tutto quello che ci si aspetta per un rapporto ben riuscito.
E invece no, non è semplice per niente, non basta seguire la ricetta nè il libretto di istruzione. Cioè, puoi provare a farlo, ma ti renderai conto ben presto dell'inutilità della procedura. Tutto è appeso a un filo invisibile che non sai nemmeno se sia nella stessa stanza.
E così l'unica cosa che puoi fare è lasciarti andare alla casualità delle cose e non farti troppe speranze: la gente che convive con te su questo pianeta niente ha a che fare con l'umanità, è una folla di alieni travestiti da persone.
Io viva, tu vivo, io sola e tu solo, e ognuno solo nella sua stanza mentale. io due braccia per avvolgerti e tu due mani per accarezzare, e allora, davvero, allora cosa ci trattiene dal volerci bene?
Sesso no? Fisico, asciutto, semplice, lineare. Io bella, tu bello, io disponibile, tu anche. Cosa può mancare? Nella ricetta non menzionavano altri ingredienti, ho controllato e c'è tutto quello che ci si aspetta per un rapporto ben riuscito.
E invece no, non è semplice per niente, non basta seguire la ricetta nè il libretto di istruzione. Cioè, puoi provare a farlo, ma ti renderai conto ben presto dell'inutilità della procedura. Tutto è appeso a un filo invisibile che non sai nemmeno se sia nella stessa stanza.
E così l'unica cosa che puoi fare è lasciarti andare alla casualità delle cose e non farti troppe speranze: la gente che convive con te su questo pianeta niente ha a che fare con l'umanità, è una folla di alieni travestiti da persone.
Io viva, tu vivo, io sola e tu solo, e ognuno solo nella sua stanza mentale. io due braccia per avvolgerti e tu due mani per accarezzare, e allora, davvero, allora cosa ci trattiene dal volerci bene?
domenica 13 dicembre 2015
Pensi che il peggio sia arrivato quando un ricordo tenero ti coglie alla sprovvista e ti viene da piangere in momenti inopportuni, in mezzo a un esercizio di matematica. Pensi che sia arrivato il peggio e che più giù non ti possa portare quando ti senti rifiutata e tradita, quando ti sembra di impazzire dal dolore e cerchi di farlo tacere tagliandoti. Poi la ferita guarisce con mille strascichi, resta la cicatrice sì e tu di tanto in tanto di rabbui senza motivo, ma torni a ridere e cantare in motorino.
Solo che. Solo che su non riesci a tornarci, a respirare davvero. I giorni si susseguono e tu non hai voglia di far niente, niente ti interessa nè ti dà speranza. L'unica cosa verso la quale corri è ciò che può stordirti, alienarti, farti dimenticare la tua vita fingendone un'altra. Cerchi persone nuove, che non conoscano la vecchia te, che non vedano come ti sei ridotta, che non sappiano cosa sei stata, bella e travolgente di entusiasmo e allegria. Cerchi il dolore, l'autodistruzione, perchè ricostruirti non lo sai fare, perciò meglio che non far niente preferisci condurre il tuo sfacelo, averne il controllo, fare a modo tuo.
Ti chiedi se il peggio sia arrivato quando preferiresti solo dormire tutto il giorno e resti a letto per ore a pensare pensieri sconnessi. Te lo chiedi, ma adesso sai la risposta: finchè continui a chiedertelo, il peggio non è ancora arrivato, perchè quando arriverà sarà evidente.
Solo che. Solo che su non riesci a tornarci, a respirare davvero. I giorni si susseguono e tu non hai voglia di far niente, niente ti interessa nè ti dà speranza. L'unica cosa verso la quale corri è ciò che può stordirti, alienarti, farti dimenticare la tua vita fingendone un'altra. Cerchi persone nuove, che non conoscano la vecchia te, che non vedano come ti sei ridotta, che non sappiano cosa sei stata, bella e travolgente di entusiasmo e allegria. Cerchi il dolore, l'autodistruzione, perchè ricostruirti non lo sai fare, perciò meglio che non far niente preferisci condurre il tuo sfacelo, averne il controllo, fare a modo tuo.
Ti chiedi se il peggio sia arrivato quando preferiresti solo dormire tutto il giorno e resti a letto per ore a pensare pensieri sconnessi. Te lo chiedi, ma adesso sai la risposta: finchè continui a chiedertelo, il peggio non è ancora arrivato, perchè quando arriverà sarà evidente.
venerdì 13 novembre 2015
Ma poi che vuol dire non essere più innamorati? Quando l'uno comprende a fondo tutte le paure e le speranze dell'altro, quando ci si compenenetra così, quando siamo d'accordo sulle cose importanti e si sente che la persona che si ha di fronte è la migliore che si conosce, ecco, in questa situazione che significa non essere più innamorati?
Forse che la stima o la comprensione reciproca possano cessare?
Forse che esista qualcosa di più della comprensione e della stima reciproca?
E allora mi viene il sospetto che tu abbia semplicemente agito come sempre: facendo le cose a metà, senza esporti, senza rischiare. Mi viene il sospetto che il tuo rifiuto per i regali, per i viaggi insieme, per le cene a casa mia, per la condivisione completa fosse mancanza di volontà. Credo che la tua paura di non si sa che cosa, forse di aprirti, ti abbia impedito di credere, credere!, nella nostra coppia. E come sempre, davanti alla difficoltà ti sei spaventato, hai pensato al peggio come ti è consueto, sei scappato.
E anche adesso, adesso che sei lontano e al sicuro da me, anche adesso ti senti minacciato, mi concedi qualche conversazione in cui devo fare attenzione alle cose che dico, come se tu fossi un cerbiatto da non spaventare. Anche adesso che non posso più toccare il tuo viso e le tue mani, adesso che niente posso, ancora ti proteggi e io devo elemosinare briciole di quello che siamo stati.
Allora sono io adesso che non ti voglio, sono io che non ti considero più all'altezza dell'opportunità che la nostra storia ti offriva, sono io quella che se ne va, delusa.
Perchè diamine, nella vita ci vuole anche un po' di coraggio, un po' di stomaco, vola alto solo chi osa farlo!
Forse che la stima o la comprensione reciproca possano cessare?
Forse che esista qualcosa di più della comprensione e della stima reciproca?
E allora mi viene il sospetto che tu abbia semplicemente agito come sempre: facendo le cose a metà, senza esporti, senza rischiare. Mi viene il sospetto che il tuo rifiuto per i regali, per i viaggi insieme, per le cene a casa mia, per la condivisione completa fosse mancanza di volontà. Credo che la tua paura di non si sa che cosa, forse di aprirti, ti abbia impedito di credere, credere!, nella nostra coppia. E come sempre, davanti alla difficoltà ti sei spaventato, hai pensato al peggio come ti è consueto, sei scappato.
E anche adesso, adesso che sei lontano e al sicuro da me, anche adesso ti senti minacciato, mi concedi qualche conversazione in cui devo fare attenzione alle cose che dico, come se tu fossi un cerbiatto da non spaventare. Anche adesso che non posso più toccare il tuo viso e le tue mani, adesso che niente posso, ancora ti proteggi e io devo elemosinare briciole di quello che siamo stati.
Allora sono io adesso che non ti voglio, sono io che non ti considero più all'altezza dell'opportunità che la nostra storia ti offriva, sono io quella che se ne va, delusa.
Perchè diamine, nella vita ci vuole anche un po' di coraggio, un po' di stomaco, vola alto solo chi osa farlo!
giovedì 12 novembre 2015
Il problema è che posso distrarmi quanto voglio durante la giornata, vedere persone, fare un mare di cose e riempirmi la testa di un sacco di illusioni, ma la sera prima di andare a letto e la mattina presto la lucidità non perdona, e mi urla addosso la straziante verità: lui non mi ha voluta.
E posso sperare che un giorno, anni luce lontana da qui e da questa ragazza ferita rifiorirà una donna felice, posso sperare di amare ancora qualcuno a tal punto che mi faccia dimenticare di lui, ma questa verità non sbiadirà e continuerà a ferire come solo un rifiuto sa fare. Come un taglio che non si rimargina, perchè non è sulla pelle ma nell'anima, e continua a muovere la mano che taglia ogni volta, per dare un volto tangibile al dolore.
Perciò a che pro chiamare ancora? A che pro continuare a dirsi quanto ci vogliamo bene, quanto sia stato bello? A che pro cercare di costruire un'amicizia per elemosinare le briciole da chi non mi ha voluta?
E questo è uno dei rari momenti di assoluta lucidità, che porta con sè la paura e l'euforia, la consapevolezza di essere sola.
A questo punto, ora che tutto ha perso di senso, niente ne ha più bisogno. E allora posso fare di tutto, nel mio mondo isolato e protetto dove ci sono solo io ormai, niente deve avere un senso, basta che sia. Posso fumare, posso bere, posso tagliarmi e fare sesso a casaccio, come in un sogno in cui non ti chiedi perchè le cose siano fuori posto, ma tutto ondeggia davanti ai tuoi occhi e a te sembra normale.
Io rivoglio me stessa, rivoglio la consapevolezza di poter stare in piedi di fronte a chiunque con la testa alta e senza paura. E invece adesso esiste una persona di fronte alla quale ho paura di stare, perchè se mi trovassi di fronte a lui un'enorme dose di verità di scroscerebbe addosso ricordandomi sempre la stessa cosa: lui non mi ha voluta.
E posso sperare che un giorno, anni luce lontana da qui e da questa ragazza ferita rifiorirà una donna felice, posso sperare di amare ancora qualcuno a tal punto che mi faccia dimenticare di lui, ma questa verità non sbiadirà e continuerà a ferire come solo un rifiuto sa fare. Come un taglio che non si rimargina, perchè non è sulla pelle ma nell'anima, e continua a muovere la mano che taglia ogni volta, per dare un volto tangibile al dolore.
Perciò a che pro chiamare ancora? A che pro continuare a dirsi quanto ci vogliamo bene, quanto sia stato bello? A che pro cercare di costruire un'amicizia per elemosinare le briciole da chi non mi ha voluta?
E questo è uno dei rari momenti di assoluta lucidità, che porta con sè la paura e l'euforia, la consapevolezza di essere sola.
A questo punto, ora che tutto ha perso di senso, niente ne ha più bisogno. E allora posso fare di tutto, nel mio mondo isolato e protetto dove ci sono solo io ormai, niente deve avere un senso, basta che sia. Posso fumare, posso bere, posso tagliarmi e fare sesso a casaccio, come in un sogno in cui non ti chiedi perchè le cose siano fuori posto, ma tutto ondeggia davanti ai tuoi occhi e a te sembra normale.
Io rivoglio me stessa, rivoglio la consapevolezza di poter stare in piedi di fronte a chiunque con la testa alta e senza paura. E invece adesso esiste una persona di fronte alla quale ho paura di stare, perchè se mi trovassi di fronte a lui un'enorme dose di verità di scroscerebbe addosso ricordandomi sempre la stessa cosa: lui non mi ha voluta.
giovedì 21 agosto 2014
"Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felice: una vita tranquilla, appartata, in campagna, con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare e che non sono abituate a ricevere, e un lavoro che si spera possa essere di qualche utilità, e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità.
E poi, al di sopra di tutto, tu, per compagno, e dei figli forse.
Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?"
sabato 2 agosto 2014
Un anno è volato, dall'ultimo agosto. E solo oggi me ne sono resa conto. Di quante cose sono successe, di quante cose ho fatto, di quanto sono cambiata. La fame, l'università, la solitudine costante, una persona nuova che ha cambiato tutto. Ho imparato a combattere ancora di più, a rimanere delusa e a ricominciare da capo, a essere testarda, costante, inarrestabile. Ho imparato a riconoscere la mia debolezza, la mia umanità in cammino. Ho imparato cosa significa sentirsi traditi, amati come la cosa più bella del mondo, dimenticati, cacciati. Ho imparato cosa significa il lavoro, la fatica, gli sforzi che non vengono ripagati e quelli che alla fine, in fondo alla corsa, vengono premiati. Sono io, sono me. E passo dopo passo si delinea la donna che cerco in me.
E ogni passo fa più paura, e ogni passo è più eccitante. E io nel mezzo a remarenella tempesta e nel tempo bello, posso solo farmi i complimenti, concedermi una carezza e ricordarmi che in tutto questo, la persona che ha fatto queste cose, che è arrivata fin qui, beh quella persona sono io.
E ogni passo fa più paura, e ogni passo è più eccitante. E io nel mezzo a remarenella tempesta e nel tempo bello, posso solo farmi i complimenti, concedermi una carezza e ricordarmi che in tutto questo, la persona che ha fatto queste cose, che è arrivata fin qui, beh quella persona sono io.
giovedì 3 aprile 2014
sabato 1 marzo 2014
sabato 8 febbraio 2014
venerdì 7 febbraio 2014
domenica 2 febbraio 2014
FUGACITA' DELLA VITA UMANA: BIBBIA
"Anche per l'albero c'è una speranza: se tagliato potrà ancora germogliare e il suo virgulto non vien meno; se la radice invecchia nel terreno e il suo tronco perisce nel suolo, appena sente l'acqua rifiorisce e riproduce rami qual giovane pianta. Ma l'uomo muore e tutto finisce: spirato che sia, dov'è più? Possono venir meno le acque del mare, e il fiume può diventare arido e secco, ma l'uomo, se giace nella tomba, non si alza più. Si consumano i cieli ed egli non si desta, nè dal suo sonno più si risveglia."
Giobbe, 12,7-12
IL MALE IN LUCREZIO
Quod iam rerum ignorem primordia quae sint,
hoc tamen ex ispsis caeli rationibus ausim
confirmare aliisque ex rebus reddere multis,
nequaquam nobis divinitus esse paratam
naturam rerum: tanta stat praedita culpa.
Principio quantum caeli tegit impetus ingens,
inde avidam partem montes silvaeque ferarum
possedere, tenet rupes vastaeque paludes
et mare quod late terrarum distinet oras.
Inde duas porro prope partis fervidus ardor
assiduusque geli casus mortalibus aufert.
Quod superest arvi, tamen id natura sua vi
sentibus obtucat, ni vis humana resistat
vitai causa valido consueta bidenti
ingemere et terram pressis proscindere aratris.
Si non fecundas vertentes vomere glebas
terraique solum subigentes cimus et ortus,
sponte sua nequeant liquidas exsistere in auras;
et tamen interdum magno quaesita labore
cum iam per terras frondent atque omnia florent,
aut nimiis torret fervoribus aetherius sol
aut subiti premunt imbres gelidaeque pruinae,
flabraque ventorum violento turbine vexant.
Praeterea genus horriferum natura ferarum
humanae genti infestum terraque marique
cur alit atque auget? Cur anni tempora morbos
apportant? Quare mors immatura vagatur?
Tum porro puer, ut saevis proiectus ab undis
navita, nudus humi iacet, infans, indigus omni
vitali auxilio, cum primum in luminis oras
nixibus ex alvo matris natura profudit,
vagituque locum lugubri complet, ut aequumst
cui tantum in vita restet transire malorum.
At variae crescunt pecudes armenta feraeque
Ché, se pure ignorassi quali siano i primordi delle cose,
ciò, tuttavia, dallo stesso comportarsi del cielo oserei
asserire, e dimostrare in base a molti altri fatti,
che assolutamente non per noi divinamente fu apprestata
la natura del mondo: di cosí grande colpa è ricolma.
Prima di tutto: di quanto è coperto dall’ampia estensione del cielo
un’ingorda metà i monti e le selve abitate da fiere
ne trattengono, o la dominano rupi o paludi deserte
e il mare che a gran distanza separa le rive delle terre.
Inoltre, ancora circa due terzi il torrido caldo
e il cadere incessante del gelo strappa ai mortali.
E quanto resta di terra, tuttavia, Natura con la sua forza
ricoprirebbe di sterpi, se umana forza non s’opponesse,
avvezza, per regger la vita, a gemere sul forte bidente,
e a spezzare avanti a sé la terra con l’aratro schiacciato.
Se, rovesciando le zolle feconde con il vomere, e rivoltando
la superficie della terra non spingiamo i frutti alla nascita,
spontaneamente non potrebbero sbociare nelle limpide aure;
e pure, talvolta, ottenuti con grande fatica,
quando già sulla terra sono pieni i raccolti di fronde e di fiori,
o per onde eccessive di caldo li brucia il fulgido sole,
o piogge improvvise e gelide brine li annientano,
e soffi di vento, con turbinare violento, li scuotono.
Inoltre: la stirpe delle belve, che incute paura,
nemica al genere umano, per terra e per mare perché Natura
nutre e fa crescere? Perché le stagioni dell’anno apportano
morbi? Perché s’aggira Morte immatura?
continuando: il bimbo, come navigante gettato da onde
crudeli, nudo a terra giace, senza parola, bisognoso di ogni
aiuto per vivere, ora che appena alle spiagge di luce
con faticoso parto fuori dal ventre materno Natura ha gettato,
e di luttuoso vagito riempie il luogo, come è giusto per lui
cui tanti restano in vita mali da attraversare.
Ma vari crescono gli animali, gli armenti, le fiere,
né servono a loro sonagli da bimbi, né alcuno ha bisogno
di dolce e infantile parlare di buona nutrice,
né ricercano vestiti mutevoli secondo stagione del cielo:
e infine non d’armi abbisognano, non di alte mura,
con cui difendere le proprie cose, poiché per ognuno ogni cosa
largamente produce la terra stessa, e Natura, artefice delle cose.
Quod
hoc tamen ex ispsis caeli rationibus ausim
confirmare aliisque ex rebus reddere multis,
nequaquam nobis divinitus esse paratam
naturam rerum: tanta stat praedita culpa.
Principio quantum caeli tegit impetus ingens,
inde avidam partem montes silvaeque ferarum
possedere, tenet rupes vastaeque paludes
et mare quod late terrarum distinet oras.
Inde duas porro prope partis fervidus ardor
assiduusque geli casus mortalibus aufert.
Quod superest arvi, tamen id natura sua vi
sentibus obtucat, ni vis humana resistat
vitai causa valido consueta bidenti
ingemere et terram pressis proscindere aratris.
Si non fecundas vertentes vomere glebas
terraique solum subigentes cimus et ortus,
sponte sua nequeant liquidas exsistere in auras;
et tamen interdum magno quaesita labore
cum iam per terras frondent atque omnia florent,
aut nimiis torret fervoribus aetherius sol
aut subiti premunt imbres gelidaeque pruinae,
flabraque ventorum violento turbine vexant.
Praeterea genus horriferum natura ferarum
humanae genti infestum terraque marique
cur alit atque auget? Cur anni tempora morbos
apportant? Quare mors immatura vagatur?
Tum porro puer, ut saevis proiectus ab undis
navita, nudus humi iacet, infans, indigus omni
vitali auxilio, cum primum in luminis oras
nixibus ex alvo matris natura profudit,
vagituque locum lugubri complet, ut aequumst
cui tantum in vita restet transire malorum.
At variae crescunt pecudes armenta feraeque
nec crepitacillis opus est nec cuiquam adhibendast
alame nutricis blanda atque infracta loquella
nec varias quaerunt vestis pro tempore caeli,
denique non armis opus est, non moenibus altis,
qui sua tutentur, quando omnibus omnia large
tellus ipsa parit naturaque daedala rerum.
alame nutricis blanda atque infracta loquella
nec varias quaerunt vestis pro tempore caeli,
denique non armis opus est, non moenibus altis,
qui sua tutentur, quando omnibus omnia large
tellus ipsa parit naturaque daedala rerum.
Ché, se pure ignorassi quali siano i primordi delle cose,
ciò, tuttavia, dallo stesso comportarsi del cielo oserei
asserire, e dimostrare in base a molti altri fatti,
che assolutamente non per noi divinamente fu apprestata
la natura del mondo: di cosí grande colpa è ricolma.
Prima di tutto: di quanto è coperto dall’ampia estensione del cielo
un’ingorda metà i monti e le selve abitate da fiere
ne trattengono, o la dominano rupi o paludi deserte
e il mare che a gran distanza separa le rive delle terre.
Inoltre, ancora circa due terzi il torrido caldo
e il cadere incessante del gelo strappa ai mortali.
E quanto resta di terra, tuttavia, Natura con la sua forza
ricoprirebbe di sterpi, se umana forza non s’opponesse,
avvezza, per regger la vita, a gemere sul forte bidente,
e a spezzare avanti a sé la terra con l’aratro schiacciato.
Se, rovesciando le zolle feconde con il vomere, e rivoltando
la superficie della terra non spingiamo i frutti alla nascita,
spontaneamente non potrebbero sbociare nelle limpide aure;
e pure, talvolta, ottenuti con grande fatica,
quando già sulla terra sono pieni i raccolti di fronde e di fiori,
o per onde eccessive di caldo li brucia il fulgido sole,
o piogge improvvise e gelide brine li annientano,
e soffi di vento, con turbinare violento, li scuotono.
Inoltre: la stirpe delle belve, che incute paura,
nemica al genere umano, per terra e per mare perché Natura
nutre e fa crescere? Perché le stagioni dell’anno apportano
morbi? Perché s’aggira Morte immatura?
continuando: il bimbo, come navigante gettato da onde
crudeli, nudo a terra giace, senza parola, bisognoso di ogni
aiuto per vivere, ora che appena alle spiagge di luce
con faticoso parto fuori dal ventre materno Natura ha gettato,
e di luttuoso vagito riempie il luogo, come è giusto per lui
cui tanti restano in vita mali da attraversare.
Ma vari crescono gli animali, gli armenti, le fiere,
né servono a loro sonagli da bimbi, né alcuno ha bisogno
di dolce e infantile parlare di buona nutrice,
né ricercano vestiti mutevoli secondo stagione del cielo:
e infine non d’armi abbisognano, non di alte mura,
con cui difendere le proprie cose, poiché per ognuno ogni cosa
largamente produce la terra stessa, e Natura, artefice delle cose.
"When the New Yorker sent me to report on the trial of Eichmann, I assumed that the court of ... and only one it has to preface the demand of justice. This was not a simple task, because the court that Eichmann was confronted was a crime which could not find.... the criminal was like unknown in any court.... but still, the court had to define Eichamnn as man on trial for his ....there was no sistem on trial, no history, no "ism", not even entire... but only a person. This trouble thet he insisted on a renuncing personal qualities...contrary to the persecution ...nobody left... Had never done any sin....that he had no intentions, what so ever ... that he had only obeyed orders. This typical nazi plee makes it clear the the gratest evil in the ... is the evil committed by "nobodies", even committed by men... demonic
by human being who refuse to be persons and it is ... a nominal, that I have called the "banality of evil".
- Miss Arendt, you're avoiding the most important part of the controversy, you claimed the less jews ... die
You blamed the jewesh people for cooperate...
- ..leaders .who participated directly in Eichmann's activities
- ... You blamed jewish people for their own destruction.
- I never blamed that jewesh people, and ..possible, but perhaps there is something in between resistance and cooperation, and only in that sense to I say that, maybe... might
It is profundly important to ask this questions, because ... of the jewish leaders gives the most striking... totality of moral collapse...nazi ... in the respectable european society, and not only in Germany, but in almost... countries, ... and not only among the persecutors, but also among the victims.
[...]
Try to understand is not the same as forgiveness. I see it is my responsability to understand, it is responsability of anyone who ... this subject
Since Socrates and Plato the usually ... thinking to be engaged in that silent dialogue between me and myself. In refusing to be a person, Eichmann ... that single most defining human quality that is ... able to think...and consequently was no longer able....of making ... a judgement ... possibility for many ordinary man to committ even... never seen before .... I've considered this question in a philosophical way. The manifestation of the wind of ... is not knowledge, but ability to tell right from wrong, beautiful from ugly and I hope that thinking gives people the streght to prevent catastrophies in these real moments and the chips are ....
sabato 1 febbraio 2014
giovedì 30 gennaio 2014
E' notte. E' buio. Fuori dalla finestra piove a dirotto. In una strada tranquilla vicino all'Arno c'è un bell'hotel con il parquet di un colore caldo nelle stanze. E dentro a quell'hotel, in una stanza al terzo piano ci sono due persone. Due persone. Che stanno. Facendo l'amore. Sì, con questa lentezza. Le luci sono spente, non c'è bisogno di vedere per conoscere ogni profilo, ogni spigolo, ogni morbidezza. Non c'è bisogno di luce per guardarsi dentro. Non sono un ragazzo e una ragazza, non sono un uomo e una donna, non sono un'anziano e un'anziana e non sono neppure due bambini. Sono tutte queste cose insieme. Sono fuori dal tempo. La notte è inoltrata ma la stanchezza è un'altra cosa. L'ora è tarda, ma esiste davvero l'ora? Che ore sono? Non lo so. Non è importante. Sono lui e lei. E nient'altro.
Non fingono, non barano, non voltano il viso mentre gli sfugge un pensiero lontano. Loro sono lì, esattamente lì e basta. Sono nudi, sì, non solo i loro corpi. Sono nude le loro anime, nudi i loro volti, nudi gli occhi, senza più difesa, senza più bisogno di difendersi. I loro cuori sono ferite aperte, esposte, pulsanti. Ma non hanno paura, lui, lei, non possono farsi del male. Lui, lei, si prendono cura l'uno dell'altro. E sentono, secondo per secondo, i loro nuclei più profondi fondersi e mescolarsi l'uno nell'altro, le loro paure, le loro speranze scambiarsi come la saliva di ogni bacio. E sono travolti, come un fiume imponente che rompe una diga e che passa sopra ogni cosa. Travolti dalla grandezza, travolti dalla bellezza, travolti dalla vita. Che non bussa quando arriva: apre la porta con un calcio senza tante cerimonie e ti porta a ballare. E tutto è lontano, lontano come il deserto, lontano come l'antartico, come il cielo estivo, come il fondo dell'universo.
Il mondo è compresso in una stanza sola. Perchè come può esserci altro fuori di lì? Come può esserci altra vita, ancora vita? Come è possibile concepire altra bellezza più luminosa, altra estasi più dirompente? Eppure c'è, C'è di sicuro. Fuori da quella stanza, da quell'hotel, oltre la strada silenziosa c'è il futuro. Il futuro che li aspetta placido, sonnacchioso, sereno. Il futuro adesso è un nastro d'argento, una strada bagnata dal sole, un filo di Arianna che porta lontanissimo un passo per volta.
E sta tutto lì, in questo futuro dipinto ad acquerello. Stanno lì tutte le giornate di sole, tutti i pomeriggi di pioggia, tutti i silenzi, le risate, le conversazioni, le vacanze, il sesso, l'allegria, la pienezza, l'assenza. Sta lì una casetta di poche stanze, un paio di scarpine rosa, stanno lì gli anniversari, i compleanni, le cene in famiglia, i Natali con l'albero festoso, le Pasque dai nonni.
Il futuro adesso è un nastro d'argento, una strada bagnata dal sole, un filo di Arianna che porta lontanissimo un passo per volta.
Non fingono, non barano, non voltano il viso mentre gli sfugge un pensiero lontano. Loro sono lì, esattamente lì e basta. Sono nudi, sì, non solo i loro corpi. Sono nude le loro anime, nudi i loro volti, nudi gli occhi, senza più difesa, senza più bisogno di difendersi. I loro cuori sono ferite aperte, esposte, pulsanti. Ma non hanno paura, lui, lei, non possono farsi del male. Lui, lei, si prendono cura l'uno dell'altro. E sentono, secondo per secondo, i loro nuclei più profondi fondersi e mescolarsi l'uno nell'altro, le loro paure, le loro speranze scambiarsi come la saliva di ogni bacio. E sono travolti, come un fiume imponente che rompe una diga e che passa sopra ogni cosa. Travolti dalla grandezza, travolti dalla bellezza, travolti dalla vita. Che non bussa quando arriva: apre la porta con un calcio senza tante cerimonie e ti porta a ballare. E tutto è lontano, lontano come il deserto, lontano come l'antartico, come il cielo estivo, come il fondo dell'universo.
Il mondo è compresso in una stanza sola. Perchè come può esserci altro fuori di lì? Come può esserci altra vita, ancora vita? Come è possibile concepire altra bellezza più luminosa, altra estasi più dirompente? Eppure c'è, C'è di sicuro. Fuori da quella stanza, da quell'hotel, oltre la strada silenziosa c'è il futuro. Il futuro che li aspetta placido, sonnacchioso, sereno. Il futuro adesso è un nastro d'argento, una strada bagnata dal sole, un filo di Arianna che porta lontanissimo un passo per volta.
E sta tutto lì, in questo futuro dipinto ad acquerello. Stanno lì tutte le giornate di sole, tutti i pomeriggi di pioggia, tutti i silenzi, le risate, le conversazioni, le vacanze, il sesso, l'allegria, la pienezza, l'assenza. Sta lì una casetta di poche stanze, un paio di scarpine rosa, stanno lì gli anniversari, i compleanni, le cene in famiglia, i Natali con l'albero festoso, le Pasque dai nonni.
Il futuro adesso è un nastro d'argento, una strada bagnata dal sole, un filo di Arianna che porta lontanissimo un passo per volta.
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