E' notte. E' buio. Fuori dalla finestra piove a dirotto. In una strada tranquilla vicino all'Arno c'è un bell'hotel con il parquet di un colore caldo nelle stanze. E dentro a quell'hotel, in una stanza al terzo piano ci sono due persone. Due persone. Che stanno. Facendo l'amore. Sì, con questa lentezza. Le luci sono spente, non c'è bisogno di vedere per conoscere ogni profilo, ogni spigolo, ogni morbidezza. Non c'è bisogno di luce per guardarsi dentro. Non sono un ragazzo e una ragazza, non sono un uomo e una donna, non sono un'anziano e un'anziana e non sono neppure due bambini. Sono tutte queste cose insieme. Sono fuori dal tempo. La notte è inoltrata ma la stanchezza è un'altra cosa. L'ora è tarda, ma esiste davvero l'ora? Che ore sono? Non lo so. Non è importante. Sono lui e lei. E nient'altro.
Non fingono, non barano, non voltano il viso mentre gli sfugge un pensiero lontano. Loro sono lì, esattamente lì e basta. Sono nudi, sì, non solo i loro corpi. Sono nude le loro anime, nudi i loro volti, nudi gli occhi, senza più difesa, senza più bisogno di difendersi. I loro cuori sono ferite aperte, esposte, pulsanti. Ma non hanno paura, lui, lei, non possono farsi del male. Lui, lei, si prendono cura l'uno dell'altro. E sentono, secondo per secondo, i loro nuclei più profondi fondersi e mescolarsi l'uno nell'altro, le loro paure, le loro speranze scambiarsi come la saliva di ogni bacio. E sono travolti, come un fiume imponente che rompe una diga e che passa sopra ogni cosa. Travolti dalla grandezza, travolti dalla bellezza, travolti dalla vita. Che non bussa quando arriva: apre la porta con un calcio senza tante cerimonie e ti porta a ballare. E tutto è lontano, lontano come il deserto, lontano come l'antartico, come il cielo estivo, come il fondo dell'universo.
Il mondo è compresso in una stanza sola. Perchè come può esserci altro fuori di lì? Come può esserci altra vita, ancora vita? Come è possibile concepire altra bellezza più luminosa, altra estasi più dirompente? Eppure c'è, C'è di sicuro. Fuori da quella stanza, da quell'hotel, oltre la strada silenziosa c'è il futuro. Il futuro che li aspetta placido, sonnacchioso, sereno. Il futuro adesso è un nastro d'argento, una strada bagnata dal sole, un filo di Arianna che porta lontanissimo un passo per volta.
E sta tutto lì, in questo futuro dipinto ad acquerello. Stanno lì tutte le giornate di sole, tutti i pomeriggi di pioggia, tutti i silenzi, le risate, le conversazioni, le vacanze, il sesso, l'allegria, la pienezza, l'assenza. Sta lì una casetta di poche stanze, un paio di scarpine rosa, stanno lì gli anniversari, i compleanni, le cene in famiglia, i Natali con l'albero festoso, le Pasque dai nonni.
Il futuro adesso è un nastro d'argento, una strada bagnata dal sole, un filo di Arianna che porta lontanissimo un passo per volta.
Mare dentro, mare dentro, senza peso nel fondo, dove si avvera il sogno. Due volontà fanno vero un desiderio nell'incontro. Il mio sguardo, il tuo sguardo, come un'eco che ripete senza parole: più dentro, più dentro! Fino al di là del tutto, oltre il sangue e il midollo. Ma sempre mi sveglio e vorrei essere morto, per restare sempre preso, con la mia bocca, nella fitta trama dei tuoi capelli.
giovedì 30 gennaio 2014
Ho vent'anni. Sono felice. Sono innamorata pazza. E voglio ricordare tutto questo per tutto il resto della mia vita, voglio ricordare che a vent'anni ero una ragazza felice, una quasi-donna soddisfatta pienamente e grata all'universo. In un modo che è diverso e amplificato rispetto a tutti i momenti felici passati. Cerca di volerti bene, Lisa, perchè ne sei capace e puoi essere felice.
sabato 25 gennaio 2014
mercoledì 22 gennaio 2014
"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937)
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937)
lunedì 20 gennaio 2014
"L'isola
Tutti sanno che Odisseo naufrago, sulla via del ritorno,
restò nove anni sull'isola Ogigia,
dove non c'era che Calipso,
antica dea.
Calipso = Odisseo, non c'è nulla di molto diverso.
Anche tu come me vuoi fermarti su un'isola.
Hai veduto e patito ogni cosa.
Io forse un giorno ti dirò quel che ho patito.
Tutti e due siamo stanchi di un grosso destino.
Perchè continuare ?
Che t'importa che l'isola non sia quella che cercavi ?
Qui mai nulla succede.
C'è un po' di terra e un orizzonte.
Qui puoi vivere sempre.
Odisseo = Una vita immortale.
Calipso = Immortale è chi accetta l'istante.
Chi non conosce più un domani. Ma se ti piace la parola,dilla.
Tu sei davvero a questo punto?
Odisseo = Io credevo immortale chi non teme la morte.
Calipso = Chi non spera di vivere. Certo, quasi lo sei. Hai patito molto anche tu.
Ma perchè questa smania di tornartene a casa?
Sei ancora inquieto? Perchè i discorsi che vai
Facendo tra gli scogli?
Odisseo = Se domani io partissi tu saresti felice?
Calipso = Vuoi saper troppo, caro. Diciamo che sono immortale.
Ma se tu non rinunci ai tuoi ricordi e ai sogni,
se non deponi la smania e non accetti l'orizzonte,
non uscirai da quel destino che conosci.
Odisseo = Si tratta sempre di accettare un orizzonte.
E ottenere che cosa ?
Calipso = Ma posare la testa e tacere, Odisseo. Ti sei
mai chiesto dove vanno i vecchi dei che il mondo ignora?
Perchè sprofondano nel tempo, come le pietre nella terra,
loro che pure sono eterni. E chi son io, chi è Calipso?
Odisseo = TI ho chiesto se sei felice.
Calipso = Non è questo, Odisseo
L'aria, anche l'aria di quest'isola deserta,
che adesso vibra solamente dei rimbombi del mare
e di stridi di uccelli, è troppo vuota. In questo vuoto non c'è nulla da rimpiangere, bada.
Ma non senti anche tu certi giorni un silenzio,
un arresto, che è come la traccia
di un'antica tensione e presenza scomparse ?
Odisseo = Dunque anche tu parli agli scogli ?
Calipso = E' un silenzio, ti dico.
Una cosa remota e quasi morta.
Quello che è stato e non sarà mai più.
Nel vecchio mondo degli dei quando un mio gesto era destino.
Ebbi nomi paurosi, Odisseo. La terra e il mare ma obbedivano.
Poi mi stancai; passò del tempo, non mi volli più muovere.
Qualcuna di noi resistè ai nuovi dei; lasciai che
i nomi sprofondassero nel tempo; tutto mutò e rimase
uguale; non valeva la pena di contendere ai nuovi il destino.
Ormai sapevo il mio orizzonte e perchè i vecchi
non avevano conteso con noialtri.
Odisseo = Ma non eri immortale?
Calipso = E lo sono, Odisseo. Di morire non spero.
E non spero di vivere.
Accetto l'istante. Voi mortali vi attende qualcosa di simile,
la vecchiezza e il rimpianto.
Perchè non vuoi posare il capo
con me, su quest'isola?
Odisseo = Lo farei, se credessi che sei rassegnata.
Ma anche tu che sei stata signora di tutte le cose,
hai bisogno di me, di un mortale,
per aiutarti a sopportare.
Calipso = E' un reciproco bene, Odisseo.
Non c'è vero silenzio se non condiviso.
Odisseo = Non ti basta che sono con te quest'oggi ?
Calipso = Non sei con me, Odisseo.
Tu non accetti l'orizzonte di quest'isola.
E non sfuggi al rimpianto.
Odisseo = Quel che rimpiango
è la parte viva di me stesso come di te il tuo silenzio.
Tutti sanno che Odisseo naufrago, sulla via del ritorno,
restò nove anni sull'isola Ogigia,
dove non c'era che Calipso,
antica dea.
Calipso = Odisseo, non c'è nulla di molto diverso.
Anche tu come me vuoi fermarti su un'isola.
Hai veduto e patito ogni cosa.
Io forse un giorno ti dirò quel che ho patito.
Tutti e due siamo stanchi di un grosso destino.
Perchè continuare ?
Che t'importa che l'isola non sia quella che cercavi ?
Qui mai nulla succede.
C'è un po' di terra e un orizzonte.
Qui puoi vivere sempre.
Odisseo = Una vita immortale.
Calipso = Immortale è chi accetta l'istante.
Chi non conosce più un domani. Ma se ti piace la parola,dilla.
Tu sei davvero a questo punto?
Odisseo = Io credevo immortale chi non teme la morte.
Calipso = Chi non spera di vivere. Certo, quasi lo sei. Hai patito molto anche tu.
Ma perchè questa smania di tornartene a casa?
Sei ancora inquieto? Perchè i discorsi che vai
Facendo tra gli scogli?
Odisseo = Se domani io partissi tu saresti felice?
Calipso = Vuoi saper troppo, caro. Diciamo che sono immortale.
Ma se tu non rinunci ai tuoi ricordi e ai sogni,
se non deponi la smania e non accetti l'orizzonte,
non uscirai da quel destino che conosci.
Odisseo = Si tratta sempre di accettare un orizzonte.
E ottenere che cosa ?
Calipso = Ma posare la testa e tacere, Odisseo. Ti sei
mai chiesto dove vanno i vecchi dei che il mondo ignora?
Perchè sprofondano nel tempo, come le pietre nella terra,
loro che pure sono eterni. E chi son io, chi è Calipso?
Odisseo = TI ho chiesto se sei felice.
Calipso = Non è questo, Odisseo
L'aria, anche l'aria di quest'isola deserta,
che adesso vibra solamente dei rimbombi del mare
e di stridi di uccelli, è troppo vuota. In questo vuoto non c'è nulla da rimpiangere, bada.
Ma non senti anche tu certi giorni un silenzio,
un arresto, che è come la traccia
di un'antica tensione e presenza scomparse ?
Odisseo = Dunque anche tu parli agli scogli ?
Calipso = E' un silenzio, ti dico.
Una cosa remota e quasi morta.
Quello che è stato e non sarà mai più.
Nel vecchio mondo degli dei quando un mio gesto era destino.
Ebbi nomi paurosi, Odisseo. La terra e il mare ma obbedivano.
Poi mi stancai; passò del tempo, non mi volli più muovere.
Qualcuna di noi resistè ai nuovi dei; lasciai che
i nomi sprofondassero nel tempo; tutto mutò e rimase
uguale; non valeva la pena di contendere ai nuovi il destino.
Ormai sapevo il mio orizzonte e perchè i vecchi
non avevano conteso con noialtri.
Odisseo = Ma non eri immortale?
Calipso = E lo sono, Odisseo. Di morire non spero.
E non spero di vivere.
Accetto l'istante. Voi mortali vi attende qualcosa di simile,
la vecchiezza e il rimpianto.
Perchè non vuoi posare il capo
con me, su quest'isola?
Odisseo = Lo farei, se credessi che sei rassegnata.
Ma anche tu che sei stata signora di tutte le cose,
hai bisogno di me, di un mortale,
per aiutarti a sopportare.
Calipso = E' un reciproco bene, Odisseo.
Non c'è vero silenzio se non condiviso.
Odisseo = Non ti basta che sono con te quest'oggi ?
Calipso = Non sei con me, Odisseo.
Tu non accetti l'orizzonte di quest'isola.
E non sfuggi al rimpianto.
Odisseo = Quel che rimpiango
è la parte viva di me stesso come di te il tuo silenzio.
Che cosa è mutato per te da quel giorno
che terra e mare ti obbedivano ? Hai sentito ch'eri sola e che
eri stanca e scordato i tuoi nomi. Nulla ti è stato tolto.
Quello che sei l'hai voluto.
Calipso = Quello che sono è quasi nulla, caro.
Quasi mortale, quasi un'ombra come te.
E' un lungo sonno cominciato chissà quando
e tu sei giunto in questo sonno come un sogno.
Temo l'alba, il risveglio; se tu vai via, è il risveglio.
Odisseo = Sei tu, la signora, che parli ?
Calipso = Temo il risveglio, come tu temi la morte.
Ecco, prima ero morta, ora lo so.
Non restava di me su quest'isola
che la voce del mare e del vento.
Oh non era un patire. Dormivo.
Ma da quando sei giunto
hai portato un'altr'isola in te.
Odisseo = Da troppo tempo la cerco.
Tu non sai quel che sia avvistare una terra
e socchiudere gli occhi ogni volta per illudersi.
Io non posso accettare e tacere.
Calipso = Eppure, Odisseo,
voi uomini dite che ritrovare quel che si è perduto
è sempre un male. Il passato non torna.
Nulla regge all'andare del tempo.
Tu che hai visto l'Oceano, i mostri e l'Eliso,
potrai ancora riconoscere le case, le tue case ?
Odisseo = Tu stessa hai detto che porto l'isola in me.
Calipso = Oh mutata, perduta, un silenzio.
L'eco di un mare tra scogli e un po' di fumo.
Con te nessuno potrà condividerla.
Le case saranno come il viso di un vecchio.
Le tue parole avranno un senso altro dal loro.
Sarai più solo che nel mare.
Odisseo = Saprò almeno che devo fermarmi.
Calipso = Non vale la pena, Odisseo.
Chi non si ferma adesso, non si ferma mai più.
Quello che fai, lo farai sempre.
Devi rompere una volta il destino,
devi uscire di strada,
e lasciarti affondare nel tempo.
Odisseo = Non sono immortale.
Calipso = Lo sarai se mi ascolti.
Che cos'è la vita eterna
se non questo accettare l'istante che va ?
L'ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo.
che terra e mare ti obbedivano ? Hai sentito ch'eri sola e che
eri stanca e scordato i tuoi nomi. Nulla ti è stato tolto.
Quello che sei l'hai voluto.
Calipso = Quello che sono è quasi nulla, caro.
Quasi mortale, quasi un'ombra come te.
E' un lungo sonno cominciato chissà quando
e tu sei giunto in questo sonno come un sogno.
Temo l'alba, il risveglio; se tu vai via, è il risveglio.
Odisseo = Sei tu, la signora, che parli ?
Calipso = Temo il risveglio, come tu temi la morte.
Ecco, prima ero morta, ora lo so.
Non restava di me su quest'isola
che la voce del mare e del vento.
Oh non era un patire. Dormivo.
Ma da quando sei giunto
hai portato un'altr'isola in te.
Odisseo = Da troppo tempo la cerco.
Tu non sai quel che sia avvistare una terra
e socchiudere gli occhi ogni volta per illudersi.
Io non posso accettare e tacere.
Calipso = Eppure, Odisseo,
voi uomini dite che ritrovare quel che si è perduto
è sempre un male. Il passato non torna.
Nulla regge all'andare del tempo.
Tu che hai visto l'Oceano, i mostri e l'Eliso,
potrai ancora riconoscere le case, le tue case ?
Odisseo = Tu stessa hai detto che porto l'isola in me.
Calipso = Oh mutata, perduta, un silenzio.
L'eco di un mare tra scogli e un po' di fumo.
Con te nessuno potrà condividerla.
Le case saranno come il viso di un vecchio.
Le tue parole avranno un senso altro dal loro.
Sarai più solo che nel mare.
Odisseo = Saprò almeno che devo fermarmi.
Calipso = Non vale la pena, Odisseo.
Chi non si ferma adesso, non si ferma mai più.
Quello che fai, lo farai sempre.
Devi rompere una volta il destino,
devi uscire di strada,
e lasciarti affondare nel tempo.
Odisseo = Non sono immortale.
Calipso = Lo sarai se mi ascolti.
Che cos'è la vita eterna
se non questo accettare l'istante che va ?
L'ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo.
Cos'è stato finora il tuo errare inquieto ?
Odisseo = Se lo sapessi avrei già smesso.
Ma tu dimentichi qualcosa.
Calipso = Dimmi.
Odisseo = Quello che cerco l'ho nel cuore, come te."
[Pavese, Dialoghi con Leucò]
Odisseo = Se lo sapessi avrei già smesso.
Ma tu dimentichi qualcosa.
Calipso = Dimmi.
Odisseo = Quello che cerco l'ho nel cuore, come te."
[Pavese, Dialoghi con Leucò]
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